MOVIMENTO


MOVIMENTO

di Luciano Vacca (formatore psico-sociale)



Io per lavoro molto spesso dovevo raggiungere i miei clienti dove avevano la loro sede e presso loro tenevo i corsi di formazione. Oppure alcuni clienti mi raggiungevano presso lo studio, lungo la Martesana. Comunque la giornata era fatta di grandi spostamenti che in alcuni casi duravano anche delle ore in auto: mi capitava spesso di andare a Brescia o Bergamo, proprio le città della Lombardia colpite dal virus e dove si concentrava tanto del mio lavoro. Oggi tutto ciò non avviene più, tutti gli spostamenti fisici sono azzerati, ma il “movimento” avviene lo stesso, anzi direi che all’inizio è stato anche più pesante. Pesante psicologicamente.

Anche se abituato all’suo della nuova tecnologia quella digitale, oggi mi capita di passare attraverso diverse tecnologie tutte concentrate sul P.C. o sul mio smartphone.

Quindi il movimento è soprattutto mentale: si passa da una tecnologia ad un’altra, da un contenuto ad un altro, da uno spazio psicologico ad un altro. Ma anche in questo non può non esserci fatica, prima era fatica fisica oggi è fatica mentale, che produce sempre stanchezza e il conseguente e meritato riposo.

Ai tempi del coronavirus siamo costretti a stare in casa. Rispetto a prima che sembrava non avessimo tempo, ci mancava il tempo per fare tantissime cose, oggi di tempo ne abbiamo tanto, anzi tantissimo, ma abbiamo la paura del “vuoto”, dobbiamo riempirlo a tutti i costi con qualcosa, oppure l’ansia aumenta. Infatti ci sono tanti programmi demenziali televisivi per riempire i vuoti, come se fossimo dei bambini da educare, e/o ri-educare.

Io credo che siamo figli ancora del Novecento e parlo per me, figli della società industriale, della società produttiva, dove la propria vita diventa produzione, costante evoluzione e crescita, una società in perenne MOVIMENTO. Una società scandita tra il tempo del lavoro e il tempo del risposo: scandita dalle campane delle chiese, scandita dalle sirene delle fabbriche, scandita dai fischi dei treni in arrivo o partenza dalle stazioni. Una società che ha inventato l’orologio che scandiva, appunto, il TEMPO.

Movimento fa venire in mente l’azione della VELOCITA’. Ma oggi, e il coronavirus lo impone, la velocità del movimento ha cambiato paradigma, non è più quello del CORPO, ma è quello della MENTE.

Noi oggi dobbiamo riscoprire il diritto all’OZIO, al “dolce non far nulla” nella propria intimità profonda che è la nostra “caverna”, dove noi ci rifugiamo. E’ nell’ozio che molte persone diventano creative, tante altre come me, invece, quando sono sotto pressione lo diventano. Ma rimane importante l’OZIO, il diritto a crogiolarsi nella bellezza del riposo.


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