Un padre dell'Europa all'inizio del Medioevo
Carlo Magno è uno di quei sovrani che hanno lasciato un segno nella storia non solo per l'ampiezza di visione e la capacità di renderla concreta, ma soprattutto per aver trasformato completamente il mondo in cui è vissuto, lasciandolo molto diverso da come lo aveva ereditato.
Di certo, un Regno lungo e prospero aiuta ad attuare importanti cambiamenti e, in effetti, Carlo Magno è stato re dei Franchi ininterrottamente per ben quarantasei anni: infatti, è salito al trono all'età di venticinque anni nel 768 d.C. ed è morto imperatore nell'814 a più di settant'anni. Alla sua morte non c'era quasi più nessuno che ricordasse di aver avuto un altro sovrano.
Ha avuto il titolo di imperatore soltanto negli ultimi quattordici anni della sua vita; come detto, fino a quel momento era stato re dei Franchi, un rex, come si legge nelle fonti latine. A prima vista si potrebbe pensare che tra re e imperatore non vi sia una grande differenza, invece per capire il destino di Carlo Magno è fondamentale aver chiaro che si tratta di due titoli decisamente diversi.
Per i romani, e anche per i barbari, l'imperatore è il padrone del mondo, colui che governa tutti i popoli; il re, al contrario, è la guida di un singolo popolo, poco più di un capo tribù. Al mondo ci possono essere molti re, ma l'imperatore è uno solo.
Il rapporto tra re e imperatore comincia ad articolarsi molti secoli prima di Carlo Magno, quando l'Impero romano è diventato meta dell'immigrazione e dell'insediamento di nuovi popoli che progressivamente hanno sostituito il potere dell'imperatore romano con quello dei loro re: il re dei Franchi in Gallia, il re dei Longobardi in Italia, il re dei Visigoti in Spagna.
All'inizio questi re si consideravano poco più che dei funzionari dell'imperatore e continuavano a governare come se l'Impero romano fosse ancora in piedi, usando gli stessi uffici, gli stessi burocrati e gli stessi funzionari. Questo processo ha lentamente portato al collasso dell'Impero romano, ma non perché i barbari, come a volte si immagina, abbiano distrutto le istituzioni romane. I barbari non volevano affatto distruggere il mondo romano: si erano spostati nel territorio dell'Impero perché volevano godere di tutto quanto l'Impero poteva offrire in termini di benessere e comodità, come gli acquedotti, le strade, i mercati, i palazzi, i circhi, le fognature, i porti, le terre coltivate e così via. Ma, nel momento in cui l'Impero si è frammentato in molteplici regni e al posto di un unico imperatore in grado di gestire la burocrazia e i propri fondi spostandoli in modo mirato dove necessari hanno assunto il potere tanti sovrani indipendenti, la situazione pian piano ha cominciato a mutare e a deteriorarsi.
Carlo Magno cresce in un mondo che ha alle spalle secoli di declino e quantomeno di ristagno. Nessuno sa precisamente perché, ma le città si erano ristrette, la circolazione monetaria mera diminuita, gli acquedotti e i ponti erano andati in rovina, le strade non erano più sicure, il commercio era diventato meno vivace. Carlo Magno regna in un mondo dove i mezzi sono pochi e difficili, dove andare per mare è pericoloso e dove anche la stessa conservazione della memoria di un passato glorioso risulta complicata. Però in quel mondo, che esce da secoli di ristagno, è anche insito qualcosa di nuovo, che è già una proiezione verso il futuro ed è l'emergere del moderno concetto di Europa.
Alessandro Barbero è uno storico, nato a Torino nel 1959. Si laurea in Lettere nel 1981 presso l'Università di Torino con tesi di Storia Medioevale e consegue il dottorato di ricerca alla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1984. Diviene professore associato nel 1998 e ordinario nel 2002 di Storia medievale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro". Collabora con "La Stampa", "TuttoLibri", riviste storiche, quale Medioevo e trasmissioni televisive. Ha scritto diversi libri, tra cui La Battaglia. Storia di Waterloo (2003)


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