SURREALE
di Luciano Vacca (formatore psico-sociale)
di Luciano Vacca (formatore psico-sociale)
Io trovo surreale più che le piazze deserte o le vie senza auto o gli stadi senza tifosi, io trovo surreale, direi straniante, cioè fuori dalla realtà, le proposte di alcuni personaggi del mondo della politica e della economia in questi giorni, cioè proposte che sollecitano una riapertura dell'Italia, di ripartire insomma.
Sicuramente dobbiamo guardare al futuro, ad un possibile futuro, a dopo, quando tutto sarà finito. Ma sarà mai finito? O, invece, dobbiamo pensare a convivere per un lungo periodo con questo virus e come possiamo farlo? E se dobbiamo convivere con il virus senza ammalarci dobbiamo assolutamente cambiare le nostra abitudini, i nostri comportamenti. Mentre, invece, chi fa proposte di ripartire, lo fa con lo spirito che tutto possa tornare ad essere come prima. Come se la mortre di migliaia di persone non sia servita a nulla, non abbia lasciato nessun insegnamento.
Stiamo ancora contando i morti, anzi la conta non è ancora finita, perché si continua a morire di coronavirus, ci sono interi centri per anziani falcidiati. Un massacro tra il personale impegnato negli ospedali e a contatto con focolai di infezione.
Ma poi abbiamo bsogno del lutto, di un lutto vero, di un periodo di tempo per elaborarlo in cui si piange sui nostri morti e in questo caso lo si deve fare in modo collettivo e laico, non solo relegando questo a chi è religioso. Abbiamo bisogno di uno spirito laico per affrontare la morte e il suo lutto.
Il surreale di questa situazione è proprio questo: finalmente irrompe sulla scena la morte. Essa era stata nascosta, quasi come un tabù, tutti tesi a produrre ad essere felicità per forza. C'eravamo dimenticati che si muore. Non avevamo più tempo per pensare a questo invitabile evento della vita: appunto, la morte.
E' surreale proprio il fatto che si pensi che la morte riguarda gli altri e non se stessi, che riguardi gli anziani e non i giovani. Ebbene quello che sta succedendo, che sta succedendo ORA e QUI, non è ancora alle nostre spalle, non appartiene al passato, anzi forse apparterà ancora per molto tempo al nostro futuro. Quello che sta accadendo non può non produrre una svolta nel nostro modo di pensare alla vita e al mondo.
Continueremo a fare quello che facevamo prima, ma non più allo stesso modo, l'approccio sarà completamente diverso.

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